L’uomo che inventò la patata francese



Antoine Augustin Parmentier, l’uomo che inventò la patata francese.

Una patata francese.

Una patata francese.

Se vi piacciono le patate come sono oggi, dovete tributare un caldo ringraziamento a questo signore, Antoine Augustin Parmentier, che praticamente da solo inventò la patata francese. Vi piace la patata francese? Magari detto così chissà cosa state pensando, menti contorte che altro non siete. Eppure, ogni volta che addentate una patata fritta, invocate le vostre benedizioni su di lui. Perché magari alla fine in Francia ci sarebbero arrivati, che il magnifico tubero proveniente dalle Americhe si poteva mangiare; però la storia non sarebbe mai più stata la stessa. Gli americani non avrebbero scoperto le patate fritte dopo lo Sbarco in Normandia, magari avrebbero dovuto, chissà, conquistare la Lettonia per farlo, e quindi oggi noi tutti faremmo senza. Chi lo sa.

Di Parmentier, racconteremo un po’ meglio la storia un’altra volta; Dio sa se non lo merita, se non fosse stato per lui l’intera storia dell’alimentazione sarebbe stata del tutto diversa. Bisognerebbe fargli un monumento. Ah, già, ce ne sono almeno quattro. Comunque, dicevamo; oggi vi racconto solamente di come fu che grazie a lui i francesi arrivarono a mangiare le patate.



 

La patata – allora molto diversa dalle varietà che oggi consumiamo regolarmente – aveva fatto il suo ingresso in Europa non al seguito al solito scambio colombiano (Colombo non ne aveva mai vista una), ma ben più tardi; lo spagnolo Gonzalo Jimenes de Quesada nel 1537, o ne l1539, si fa guidare dagli indigeni della piana di Bogotà ad assaggiare una cosa che descriverà come una cosa come tartufi dal buon sapore. La patata, sotto diversi nomi e con alterne fortune, entra in scena per non uscirne mai più. patate litografia botanicaPerò, però, in Francia, ancora nel 1748 un editto del Parlamento di Besançon ne vieta la coltivazione perchè pericolosa: cresce sottoterra e in quanto tale, come altre solanacee (vedi la Belladonna e la Mandragora), e come sanno tutti è portatrice di febbre, scrofola, lebbra e peste. Si capisce subito: basta vedere che pelle corrugata e gibbosa, che ha. Ci prova Olivier de Serres a coltivarla, e le colture hanno un discreto successo; ma i contadini le danno ai maiali, non si fidano.

Parmentier, che è sopravvissuto ai rigori del campo di concentramento in Westfalia in cui, medico militare durante la Guerra dei Sette Anni (1756-1763),  lo hanno infilato, non è d’accordo: magari non si tratta di un nutrimento perfetto e completo in se stesso, ma sta di fatto che senza le patate al campo sarebbero forse tutti morti di fame. E in una Francia colpita sistematicamente dalle carestie alimentari, sente che é suo dovere fare qualcosa per introdurre un apporto nutrizionale che potrebbe salvare moltissime vite.

Ritratto di Antoine Parmentier ad opera di François Dumont

Ritratto di Antoine Parmentier ad opera di François Dumont

Il Nostro, in risposta ad un bando dell’Accademia di Besançon intitolato Studio delle sostanze alimentari che potrebbe ridurre le calamità di una carestia, pubblicò allora nel 1772 i risultati delle sue osservazioni, portando anche la sua esperienza personale che risultò molto convincente; tanto che dell’editto del 1748 misteriosamente non si fece più parola, e l’Università di Parigi si fece carico entusiasticamente di supportare la proposta di Parmentier. Invano. La patata ai francesi proprio non piaceva, non andava loro giù. Parmentier ci provò in ogni modo – adducendo testimonianze, perorando la sua causa da palchi e banchetti, giungendo fino al punto di mettersi a mangiare patate di fronte alla folla per dimostrare che non solo non cadeva fulminato da una combinazione delle orride malattie di cui sopra, ma anzi, si saziava con un cibo gustoso. Niente da fare. A occhio, la patata non convinceva, cruda non si poteva proprio cacciare giù, panificare, in assenza di glutine, non si poteva, e di un’altra polenta non ne sentiva il bisogno nessuno.

A questo punto Parmentier ha un colpo di genio, dimostrandosi oltre che ricercatore e scienziato coi fiocchi anche eccellente psicologo. Che cosa desidera, la gente? Ciò che agli occhi di qualcuno abbia un valore. E come dimostrare un valore della patata?

Parmentier mostra le patate a Luigi XVI, dipinto del 1886

Parmentier mostra le patate a Luigi XVI, dipinto del 1886

Dietro richiesta di un sempre più sovreccitato Parmentier, Luigi XIV e Maria Antonietta – che obbiettivamente per scongiurare una rivolta causata dalla carestia sono disposti a provarle tutte… persino ad offrire brioches…fecero seminare a patate cinquanta arpenti presso Neuilly, nella piana dei Sablons. Non appena le piante cominciarono a spuntare, i sovrani inviarono soldati con la baionetta inastata a fare la guardia – guardia che, nottetempo, si faceva piuttosto lacunosa. I villici, ovviamente, non seppero resistere e approfittando del calo di sorveglianza fecero via via man bassa dei tuberi, ragionando che se addirittura c’era bisogno di sorvegliarli da parte dei militari, questi maledetti tuberi dovevano pur valere qualcosa!

Parmentier offre un bouquet di fiori di patata a Luigi XVI e Maria Antonietta

Parmentier offre un bouquet di fiori di patata a Luigi XVI e Maria Antonietta

Ma il colpo di grazia lo diede la visita del sovrano, nel giorno del proprio onomastico; ricevuto in dono un fiore di patata, se ne adornò il cappello. Da lì in avanti non ci fu cortigiano o cortigiana in grado di trattenersi di fronte all’enorme fascino dei fiori di patata, che trovarono posto nei bouquet, sugli abiti, sui diademi, divennero motivo ornamentale per piastrelle, fregi e dipinti; potenza della moda e della psicologia inversa, due trovate furbesche fecero più di dieci anni di sforzi di convincimento. Lo stesso accade in Italia con le tasse: nessuno le vuol pagare, poi pur di sognare di vincere all’Enalotto il popolo dilapida i sudati risparmi.

Insomma; fu così che i Francesi cominciarono ad amare la patata, e quando gli Americani li liberarono dall’occupazione nazista scoprirono che questi mangiarane friggevano le patate ridotte prima in bastoncini e, uuhhmmm! Erano davvero deliziose! Di lì a McDonald’s il passo fu breve.French Fries

Nota: la storia delle brioches, é una fregnaccia, come spieghiamo in questo articolo.

Altra nota: non vi chiedete che misura é mai un arpento? Bene; era in voga in Germania, Svizzera, Francia Settentrionale e Belgio ed è comoda da calcolare più o meno come misurare la lunghezza di un elastico mentre viene tirato alle due estremità, ovvero: praticamente, cambiava da zona a zona. L’arpento di Parigi era probabilmente quello al quale fa riferimento questa storia, ed era composto da un quadrato di esattamente 20 tese di lato.

Ah- ha! Una tesa quanto era? In Francia, prima del 10 dicembre 1799, era esattamente 6 piedi.

Vabbè, sei piedi erano 1,949 metri. Quindi, l’estensione dei campi di patate erano un po’ più di 170.000 metri quadri, suppergiù 17 ettari odierni.

Poi lamentatevi che siamo passati al Sistema Metrico Decimale, lamentatevi.

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