La ricetta degli gnudi burro e salvia



La ricetta di Aprile: gli Gnudi burro e salvia.

Da dinnerwithjulie.com

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Qualche mese fa (ma é passato davvero solo qualche mese? Sembra un’eternità!) parlavamo degli gnocchi,  per raccontarne un poco la storia che ci arriva dagli albori della cucina, italiana e non solo. In due diverse occasioni: la prima per fare una panoramica generale, la seconda, con la ricetta degli gnocchi di castagne, che avevamo assegnato al segno zodiacale del Sagittario. Oggi cogliamo l’occasione con la ricetta di Aprile per scovare un altro reperto storico archeologico dei fornelli: la ricetta degli gnùdi burro e salvia.



Gli gnùdi, come avrete letto nell’articolo che vi abbiamo invitato a consultare, sono né più né meno formati dall’impasto che potreste trovare dentro tanti tortelli o ravioli moderni: nel nostro esempio un trito di spinaci e ricotta, ad esempio, più uova e Parmigiano -Reggiano. Questa ricetta toscana semplicissima, da condirsi come si preferisce (noi abbiamo scelto il classico burro e salvia, per esaltarne il sapore delicato che altrimenti sarebbe annegato in sapori più forti), costituisce una delle più antiche forme di pasta mai realizzate : probabilmente la più antica e, pensate, si può ancora mangiare!

ricottaIngredienti:

300 grammi di ricotta e 300 grammi di spinaci bolliti (anche nelle praticissime confezioni surgelate…)

3 uova, 70 – 80 grammi di Parmigiano Reggiano grattugiato, farina, sale, pepe, noce moscata

Procedimento:

Si fa prima a farli che a scrivere procedimento. Poi non lamentatevi che vi proponiamo cose faticose.

Scolate per bene sia la ricotta  che gli spinaci: il tutto dovrà essere il più asciutto possibile,  per evitare di fare un pastrocchio stile palude. Frullate o mescolate per bene con le mani o con una forchetta in una grande ciotola tutti assieme gli ingredienti, salvo la farina: questa tenetela per ultima, per rotolarci dentro le palline che andrete a realizzare con il pappone testé descritto.

Da www.toplifemagazine.itLa farina, che apparentemente non é proprio così necessaria, ha lo scopo di tenere insieme il tutto (grazie al glutine) quando metterete a cuocere le palline nell’acqua bollente e salata. Cuocere rapidamente, beninteso; vengono a galla, subito pronte. Tanto, non c’è praticamente niente da cuocere, giusto? Guai ad essere pigri: il vostro pasto finirà giù per il colino. Oppure avrete realizzato un costoso infuso.

Una volta recuperato il tutto, giù di burro fuso e salvia, e poi spolverizzate di Parmigiano ( o pecorino: perché no, in fondo?).

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Se lo chiedete a dieci persone su dieci, vi risponderanno senz’altro che gli gnudi sia chiamano così perché in pratica sono ravioli senza vestito, solo il ripieno: nudi, insomma. E dieci persone su dieci si sbagliano di grosso. Se avete letto l’articolo che vi abbiamo suggerito già altre due volte (sennò siete duri, eh!) lo saprete già, altrimenti, ecco: gnocchi deriva dal latino nucleus, da cui nucleo, nocciolo, nodo; e gnùdi non é altro, insomma, che nodi, di pasta. Il più antico formato conosciuto.

Poi, se siete curiosi quanto basta, se continuate con la lettura potrete anche leggere questa ricetta nella sua veste originale, ovvero come descritta nella prima edizione de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, di Pellegrino Artusi (1891).

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