La ricetta degli Agnolotti al Brasato



La ricetta di Gennaio: gli Agnolotti al Brasato.

AGNOLOTTIE rieccoci qua con una nuova ricetta, quella per il mese di Gennaio. Come ormai dovrebbe essere chiaro a chi ci segue, non siamo un sito di ricette, ma di storie sul cibo. Le eccezioni riguardano le ricette storiche o che costituiscano una storia di per se stesse; oltre a queste, onoriamo ogni mese e ogni segno zodiacale con i suggerimenti a tavola perché queste ricette servono un po’ allo stesso scopo di un diario: ci accompagnano mentre raccontiamo le nostre storie. Per questo mese abbiamo pensato agli Agnolotti al Brasato per alcuni buoni motivi: in un colpo solo, parliamo di una ricetta veramente tradizionale, e che sta benissimo con le domeniche gelate del mese di gennaio. In più, scriviamo in un mese che é a cavallo tra due segni, Capricorno e Acquario, che sono accomunati dal piacere per i piatti tradizionali.



L’Acquario, poi, é addirittura retto ancora da Urano, nonostante il suo pianeta sia Nettuno, quindi il suo collegamento con il Capricorno é particolarmente forte; e siccome ama le variazioni sui temi classici, quale migliore idea degli Agnolotti al Brasato?

Agnolotti é uno dei tanti nomi coi quali, in Italia, si é voluto battezzare una stessa idea di base: quella delle paste fresche ripiene. Comunissime nel nostro Paese in tutte le regioni, queste paste sono sconosciute, se non per colonizzazione culturale, o pochissimo praticate in tutto il resto del mondo (in Europa, oltre a noi solo un po’ in Germania, ma non dannatevi l’anima a cercare…), per motivi poco chiari che abbiamo cercato ad esempio di esplorare in questo articolo; l’eccezione notevolissima é quella delle culture asiatiche giapponese o cinese, nelle quali invece sono ben noti (presenti, i jiaozi, i ravioli di carne o di gamberi?). Distinguere tra i diversi nomi – agnolotti, ravioli, tortelli, cappelletti, porterebbe via veramente troppo tempo e stavolta abbiamo un’altra missione.

FARINA E SFOGLIADiciamo solo che gli Agnolotti sono la versione piemontese dei ravioli romani o dei tortelli emiliani, e si fanno allo stesso identico modo: una sfoglia col solito uovo per 100 grammi di farina, e niente acqua aggiuntiva, stesa e ritagliata in tanti quadrati. Esattamente come per qualsiasi pasta ripiena emiliana, insomma, più o meno sottile che sia. La vera differenza é qui il ripieno: anziché lo stracotto, o il prosciutto, il pesto di ricotta e bietole, la zucca e tanto altro, in Piemonte, terra di gusti forti e molto saporiti, usano infilarci dentro il Brasato.

...e questo l'ho fatto io!

…e questo l’ho fatto io!

Per la ricetta del Brasato potete tranquillamente rifarvi a quella che vi abbiamo suggerito per il Capricorno, che va benissimo. La sfoglia, se non la sapete fare siete proprio alla disperazione, ma un rapido giro sul Web vi fornirà tutto l’aiuto del mondo, anche con videoricette, ad esempio, una a caso, questa (non é nostra ma non crediamo il proprietario si offenderà per avergli fatto un po’ di pubblicità).

Quando avrete ritagliato i quadrati e sarete pronti per riempirli, ecco qui: in precedenza, avrete preso e passato al tritacarne per tre volte di fila, fino ad ottenere un trito piuttosto sottile, il brasato della nostra ricetta. Un cucchiaino per agnolotto, o tortello, insomma, non facciamola difficile, e chiudete.

Per il condimento, fate come volete; sono tanto saporiti che potrete usare quello che preferite, dal burro al ragù. In Piemonte amano esagerare e li condiscono con il sugo di risulta del Brasato del ripieno, opportunamente filtrato.

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