La lattina che diamo per scontata



La lattina che diamo per scontata, un contenitore per alimenti che ha visto e cambiato la storia dell’umanità.

La lattina per alimenti, quella della carne in scatola per intenderci, é una di quelle cose che diamo molto spesso per scontata; invece, fu una innovazione straordinaria. Era evidente che, al di là degli ovvi problemi dati dalla mancanza di una adeguata possibilità di conservazione dei cibi, specialmente durante i trasporti (ricordate i nostri articoli, uno e uno due, sul mondo prima del frigorifero?) occorresse risolvere anche il problema costituito dai contenitori inadeguati; ossia, oltre alla marcescibilità intrinseca delle vivande, era necessario anche trovare un modo per evitare che queste stesse fossero il più possibile preservate dagli agenti atmosferici, dalla sporcizia, dai parassiti. In questo senso, abbandonata la terracotta (che pure aveva date tantissime soddisfazioni ai nostri progenitori, per le sue eccezionali qualità) ci si era lentamente spostati verso il legno, più leggero, ma non così preservante ovviando però almeno relativamente ad uno dei problemi: la fragilità del contenitore, che durante il trasporto rischiava di andare in mille pezzi con conseguente perdita del carico. Anche il vetro, diretto discendente della terracotta, portava con sé la maledizione della frangibilità, assieme alle sue indiscutibili doti (grande capacità preservante, trasparenza, addirittura sterilizzabilità); per cui, il contenitore perfetto per lo stoccaggio ed il trasporto era ben lungi dal soddisfare le tante e varie necessità umane.



lattina di Donkin

La lattina di Donkin

Uno dei banchi di prova più severo e complesso di suddette necessità – ovvero, la guerra – doveva finire col risolvere il problema. Fu infatti Napoleone, col suo solito piglio pratico e decisionista, a indire nel 1800 un concorso per un tipo innovativo di contenitore delle derrate alimentari; il ragazzo còrso non riusciva proprio a stare fermo, e attese a lungo l’idea risolutiva, o quanto meno migliorativa. Che arrivò, alla fine, quasi troppo tardi – solo nel 1810. In quell’anno infatti il venditore di dolci Nicolas Appert propose un sistema, frutto di quasi 15 anni di ricerche, basato su bottiglie di vetro a chiusura ermetica che anticipava di un buon mezzo secolo l’idea della sterilizzazione di Louis Pasteur (segno certo che le idee a volte non sono certo nuove, ma sono nell’aria e il primo che arriva e sa farle proprie…): togliere l’aria, chiudere ermeticamente, bollire a bagnomaria, et voilà! Viveri pronti per durare! E pronti anche per la Campagna di Russia, nella quale magari l’invenzione non fu così determinante, considerato che il rancio si congelava senza interventi umani in materia e che era talmente scarso che i soldati finivano per mangiarsi i finimenti dei muli e le cinghie dei fucili.

inventori lattinaIn ogni caso, Appert aveva vinto il concorso e, potendo scegliere tra la registrazione a spese dello Stato del brevetto relativo alla propria invenzione e un premio in moneta sonante, 12.000 franchi (dell’epoca: soldi veri!), scelse molto pragmaticamente per quest’ultimo e avviò una vera e propria industria conserviera che produceva e vendeva ovunque i vasi in vetro relativi; non prima di aver pubblicato un libro (pubblicitario e pratico) sull’argomento, L’Art de conserver les substances animales et végétales. Carne, verdure, latte, uova, piatti pronti, tutto sigillato e pronto all’uso; con un metodo che é arrivato sino a noi e ancora oggi ci consente di realizzare conserve con un certo grado di sicurezza persino in ambiente domestico.

La scelta di chiedere i soldi anziché il brevetto denota una certa lungimiranza da parte dell’inventore; evidentemente, si rendeva conto che l’idea poteva essere realizzata in altri modi, vanificando il precedente pezzo di carta, e che invece il denaro avrebbe potuto aiutarlo a insediarsi sul mercato in maniera salda per un bel pezzo. Difatti; nello stesso anno, l’inglese Pierre Durand pensa bene di sottoporre la sua idea di brevetto alla Corona inglese, ed é il Re Giorgio III a concederglielo, per cibi “in vetro, ceramica, alluminio e altri metalli“, blindando l’idea. In realtà, Durand non aveva inventato proprio niente: era invece stato un tale Philippe de Girard a proporre a Durand di lanciare l’idea in terra d’Albione, dal momento che essendo in guerra i due Paesi egli aveva bisogno, per  penetrare nel mercato inglese, di un imprenditore del luogo. Certo, che l’idea fosse in realtà di Girard é tutto da dimostrare: ricordiamoci che Appert non l’aveva brevettata, e il tempismo é quanto meno sospetto. Anche qui Appert dimostrò di averci visto lungo: infatti, Durand fece immediatamente le scarpe a Girard, brevettando la pensata come sua, e sua soltanto, e non abbiamo notizie di scritture private dalle quali risulta che il francese abbia mai ricevuto soddisfazione economica, neppure una mancia.

citazione Durand Girard

La “pistola fumante”: Durand ha brevettato l’idea presentata da Girard.

Così, Girard trombato in piena regola, Appert da una parte felice a fabbricare bottiglie, e Durand libero di proporre la sua innovazione sul tema: via il vetro, dentro la latta (da cui, ecco, finalmente, lattina), contenitori cilindrici non dissimili dalle lattine odierne in acciaio. Un altro inventore inglese, Brian Donkin, era più o meno arrivato allo stesso punto e, nel 1812, acquistò il brevetto da Durand per 1.000 sterline e si mise a produrre assieme al cognato John Hall e a tale Gamble una lattina in ferro con un rivestimento interno di stagno per proteggere meglio i cibi (idee dell’epoca, certo; in compenso, evitava che l’acidità di certi cibi e conserve si mangiasse intaccasse pian pianino il metallo ferroso (lasciate il sugo a contatto con la carta d’alluminio e dopo poche ore capirete).  I tre fondarono una fabbrica di conserve a Bermondsey (ovviamente, la prima ed unica nel suo genere) che andò incontro ad un discreto successo dopo aver vinto una commessa dell’Ammiragliato per la fornitura, e ci risiamo, di derrate militari opportunamente conservate: gli eserciti erano pronti per essere approvvigionati con ogni clima, a qualsiasi distanza e con tempi di trasporto anche lunghissimi. Il mondo stava per cambiare il suo assetto geopolitico, grazie ad un espediente di conservazione. Come accade per il fuciliere Sharpe dei libri di Bernard Cornwell, la marcia della lattina é appena cominciata, e dovremo tornare a raccontarle qualche altra volta.

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