Il Borlengo…non è una burla!!



Un nuovo articolo di Giada Rimondi, stavolta impegnata nell’elegia del Borlengo!

E siamo a due. Il primo articolo che Giada Rimondi ha scritto per noi era un resoconto della Festa di San Nicola – Sagra del Tortellino di Castelfranco Emilia; stavolta l’occasione le é parsa…ghiotta per raccontarci l’intimo rapporto che passa tra i modenesi e i Borlenghi: giudicate voi!

il borlengo 2“Il Borlengo…non è una burla!!

Una doverosa premessa: scrivo a pancia piena.
Di che? Ma di Borlenghi, ovviamente!
Il che mi fa essere sfacciatamente di parte, e ci mancherebbe!

Nei miei geni di modenese c’è il Borlengo, ne sono estimatrice e consumatrice incallita, quasi senza ritegno e con certa, legittima saccenza, s’alza in me il grido “non toccatemi i borlenghi!”…
Perché mai dovrei improvvisamente sentire la necessità di scrivere del Borlengo?
le roleEbbene, recentemente mi sono imbattuta in un estratto di una pubblicazione (non facciamo nomi) la quale, in veste farlocca di diario di viaggio, spazza via tutta la poesia del Borlengo dedicandogli giusto lo spazio di una ricetta….
Una ricetta! Come se il “mio” Borlengo potesse essere oggetto d’ improvvisazioni, come se fosse possibile riprodurne il sapore fuori dalle più che qualificate “mura” di casa sua!

Ricette come quella del Borlengo non sono “commercializzabili”, non possono essere “confezionate” dentro ad un libro di ricette, od un blog di chicchessia…

Vado in cerca di alleati, anzi vado in cerca dei fautori del Borlengo e a colpo sicuro, certamente.
Si perchè io, il Borlengo me lo faccio spiegare da chi lo prepara per mestiere e parliamoci chiaro, il suo Borlengo non ha eguali.

IMG_2847Venticinque anni di ristorazione alle spalle, la sua Trattoria è il punto di riferimento per chi di Borlengo vuol perire (in senso buono, s’intende!)
Massimo Basiani, da 25 anni titolare a Vignola della Trattoria La Campagnola, terza generazione di una genealogia che col Borlengo ha conquistato il proprio posto nell’olimpo della gastronomia del preappennino Modenese.

trattoria la campagnolaIl Borlengo come lo fa Massimo è da record: un concentrato ineguagliabile di gesti, attrezzi, sapienza, e ingredienti che lo fanno tanto buono da volerlo assaggiare ad ogni costo, vengono apposta da lontano, dice Massimo, e vengono qui per provare qualcosa che solo qui può essere così buono.

massimo basianiChiedo dunque al Basiani: perché è così buono?

Perché, dice, “lo facciamo come se dovessimo mangiarlo noi”, anche se solo una volta nella vita, il suo Borlengo deve soddisfare le aspettative, deve farsi ricordare per lungo tempo.
E di tempo a far borlenghi, la famiglia Basiani ne ha speso tanto: 50 anni.
Il papà Giuseppe, già titolare del bar “Colonnina d’Oro” di Vignola è di quell’arte custode ancora in vita, corteggiato a suo tempo da mezza provincia, detentore del segreto che oggi come allora conquista ugole come la mia, attaccate alla tradizione.

mastro borlengaioIl Basiani – Borlengo è così buono perchè nasce da una materia prima eccellente, e dalla passione del “mastro borlengaio”, come lo chiamo io.
Si serve ripiegato in 4, caldo e profumato, scaturito dalla cottura in una sorta di padella in rame detta anche “rola”: dai 45 ai 50 cm. di diametro per questo antico strumento tuttora forgiato a mano, che cuoce la “colla” dopo essere stato generosamente unto con un pezzo di lardo o cotenna di prosciutto.
Altro che “padella da crepe” come qualche insensibile blogger osa chiamarla!!

E ancora la cosiddetta “cunza”, che non si trita, bensì si pesta.
Che differenza c’è? La pestatura trasmette di per sé calore alla materia prima, consente ad aglio e rosmarino di inglobarsi in essa e fondersi in un’amalgama che non è un trito, bensì – per l’appunto – un “pesto”.

i borlenghiSe ne mangiano 3, 5, 8…perché uno tira l’altro e non hanno tutti lo stesso sapore, vi garantisco!!
Ogni Borlengo ha la sua croccantezza, il suo profumo, è la mano che lo crea a conferirgli un tocco nuovo di sapidità ed aromatici effluvi che non è mai eguagliato, anzi sempre unico.

E voi lettori, non provate a farlo a casa!

Non prendiamoci in giro, in nome del Borlengo! Raccontarne la bontà è un mio sfizio, provarlo un dovere, cercarlo ancora e ancora una motivo di soddisfazione per chi, come il nostro Massimo, osa farlo così buono che è quasi un reato non vantarsene!”

di Giada Rimondi

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Sì, però così non vale.

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