Gli gnùdi dell’Artusi



I ravioli di Pellegrino Artusi, ovvero: gli gnùdi!

Da dinnerwithjulie.com

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Credevate che fosse finita, vero? E invece, no; avevamo fatto trenta, e come al solito facciamo pure trentuno. Quindi, dopo avervi fornito la ricetta odierna e qualche spiegazione ulteriore, ecco a voi la ricetta degli gnùdi direttamente dal libro, celeberrimo, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, di Pellegrino Artusi.



la scienza in cucinaDi Pellegrino Artusi e del suo La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene avevamo già scritto a proposito della ricetta dei tortellini bolognesi, oggetto di disputa ormai più che centenaria. Per quanto riguarda invece gli gnùdi, se andate a spulciare il ricettario non li trovate così nominati; invece, alla ricetta numero 97 trovate un ingannevole ravioli. Andando però a leggere il testo, ogni dubbio sono dissipato: sono proprio gli gnùdi dei quali abbiamo parlato sinora. Eccola a voi, in tutta la sua vetusta evidenza.

Ricotta, grammi 300 

Parmigiano grattato, grammi 50
Uova, N 2
Bietola cotta, quanta ne sta in un pugno
Odore di noce moscata e spezie

La ricotta passatela, e se è sierosa strizzatela prima in un tovagliuolo.

Pellegrino Artusi

Pellegrino Artusi

La bietola nettatela dai gambi, lessatela senz’acqua, strizzatela bene e tritate la fine colla lunetta.

Fate un impasto di tutto, prendete il composto a cucchiaiate e mettendo sopra a della farina, che avrete distesa sulla spianatoia, avvolgetelo bene dandogli la forma tonda e bislunga delle crocchette. Con questa dose farete circa due dozzine di ravioli.

Per cuocerli gettarli in acqua, non salata, che bolla forte e levateli colla mestola forata perché restino asciutti.

Conditeli o col sugo o a cacio e burro e serviteli per minestra o per contorno a un umido di carne.
Siccome la cottura ne è sollecita, bastando che assodino, cuoceteli pochi alla volta onde non si rompano.

E se non lo avete ancora fatto, leggetevi la ricetta odierna.

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