Come ti invento il lavoro: Mozz-Up!



Chi l’ha detto che l’imprenditoria é finita? Nella storia di Antonio e della sua Mozz-Up! riscopriamo tutte le caratteristiche del giovane imprenditore italiano. 

Quali sono le caratteristiche del giovane imprenditore italiano? Quelle che hanno gli imprenditori degli altri Paesi, ma qui servono in misura ben maggiore; necessità, fantasia, coraggio, voglia di fare, capacità di arrangiarsi, e poi idee e poi, e poi…come dite? I soldi?

Non scherziamo, per favore. E ascoltiamo lui, direttamente.

Ecco i testi di studio di Antonio. Come si vede, era già un predestinato.

Ecco i testi di studio di Antonio. Come si vede, era già un predestinato.

“Finite le scuole superiori non senza danni, pentitomi della pessima scelta del ragioneria quando andavo sicuramente meglio nelle materie letterarie comunicai la mia scelta ai miei: “Voglio andare a lavorare, basta studiare”!
Qualcuno oltre i miei dovette sentire quelle parole perché di lì a poco nacque all’Università di Salerno la facoltà che avrebbe sfornato migliaia di disoccupati:

Scienze della Comunicazione.

Caddi nel tranello come il cefalo quando vede la pastura di pane e formaggio e cambiai rapidamente idea. Fantasticavo di entrare nel lussuoso mondo della pubblicità, di fare il creativo e di inventare il payoff definitivo…
Dopo svariati esami di Sociologia dove ricicciava fuori sempre la storia di Pavlov e del suo cane, all’ennesimo appello in cui mi fu chiesto dell’illustre fisiologo russo mi partì un embolo e decisi di affibbiare un nome a sto povero cane che sbavava in cattività alla vista delle polpette, poi solo con la luce della lampadina… povera bestia. Presi spunto da Paolo Hendel e lo chiamai “Cirpo”, come il cane del suo personaggio “Carcarlo Pravettoni”…
Il resto è storia: una laurea in scienze della comunicazione, precisamente “Comunicazione Istituzionale e d’Impresa”, una forte passione per il marketing e la pubblicità e 102/110 come voto finale.
Durante gli studi frequentai anche un corso regionale di marketing e comunicazione multimediale.

Arrampicarsi sugli specchio per cercare lavoro: lo stai facendo bene.

Arrampicarsi sugli specchio per cercare lavoro: lo stai facendo bene.

Terminati gli studi il mio sogno cominciò a svanire, colpito ripetutamente a morte dalla tristezza della realtà: lavori come agente commerciale per sedicenti agenzie pubblicitarie locali, percentuali di guadagno rimaste lettera morta e quindi la decisione amara di andare a Roma per cercare di spendere il pezzo di carta in maniera più consona.
Buco di 5 anni, dai 30 ai 35 circa, dove cambio diversi lavori e finisco da un call center ad un altro per sbarcare il lunario mentre faccio un corso di addetto stampa ed entro nell’ufficio stampa di un noto personaggio politico che si candidò alle Regionali del Lazio.
Insomma: generazione 1000 euro. Non è solo il titolo di un film.

Tuttavia il Sisde non vuole che parli della mia brillante ma breve carriera nel mondo della politica che conta, quindi saltiamo a piè pari al 2010 quando decido di rientrare nelle terre natie e cercare lavoro da queste parti, ammainando per sempre la bandiera del pubblicitario. Niente Festival di Cannes, peccato.
Trovo lavoro come commerciale per un’azienda informatica, mi sposo con la mia fidanzata storica che ha resistito al mio esilio in Capitale e dopo un anno nasce nostra figlia.

La crisi si abbatte come un maglio sul terziario, i clienti fanno i preventivi ma non si chiudono contratti, ben presto il rimborso spese del commerciale diventa un peso per l’azienda e quindi …arrivederci e grazie.
A 40 anni quasi, con una famiglia sulle spalle, il mondo ti presenta improvvisamente il conto per i troppi anni persi a giocare di ruolo anche all’università, in partite notturne di Risiko! o nelle tante partite di calcetto con gli amici in cui ogni volta ti giocavi una tibia o un menisco…

Cacio1 (1)Bisognava inventarsi qualcosa e qui per fortuna mi sono venute incontro due cose: la passione per il prodotto tipico e la famiglia. Mio cognato ha da molti anni un caseificio a Battipaglia, terra nota al mondo per la produzione di mozzarella di bufala campana.
Così ho preso un furgone adatto al trasporto di prodotti caseari con i miei risparmi, la licenza relativa e sono partito con “Mozz-Up!” – nome che ho scelto su consiglio di amici per l’azienda. Fa un po’ il verso ad una nota app per messaggistica e inoltre suggerisce la velocità nelle consegne. Il core business è la classica vendita ambulante a cui però si abbinano le consegne a domicilio, gestite in tempo reale via telefono, facebook ed e-mail. Basta un telefono di ultima generazione per stare sempre in contatto con i clienti.

Antonio sul furgone

Antonio sul furgone

Ma facciamo un passo indietro. Sicuramente leggendo queste righe molti si chiedono che cosa mi sarà passato per la mente dal momento che ho speso tanti anni a studiare e poi mi sono messo a fare l’ambulante. In realtà le sensazioni sono tante e diverse tra loro, a volte positive, a volte negative, a volte conflittuali. Tuttavia non essendo una persona molto pragmatica ho dovuto mettere da parte i tanti grilli che ho sempre avuto per la testa e affrontare la realtà dei fatti: sono marito, padre e ho 40 anni, direi che il tempo per il divertimento è alle spalle e ora bisogna prendersi le giuste responsabilità.

Inoltre con gli anni si impara a divertirsi con poco, a puntare sulla qualità del tempo speso con la famiglia o gli amici, non sulla quantità che magari abbondava nell’adolescenza o subito dopo.
Infine la sfida è applicare ciò che ho studiato e che ho appreso alla mia azienda.
Metteteci che per carattere non ho proprio l’inclinazione a stare “sotto padrone” ed il gioco è fatto.

Mozzarella Bufala Campana DOP (1)La sinergia col caseificio di famiglia (a proposito, si chiama Caseificio Lanzara ed è nel Consorzio di Mozzarella di Bufala Campana DOP), ha prodotto la nascita di Mozz-.Up! In futuro non escludo di allargare l’offerta ad altri prodotti sicchè la licenza me lo consente e il rapporto personale che si crea con la clientela permette una certa fidelizzazione.

Mettiamoci pure che ho la lingua sciolta, ho fatto il commerciale in diversi ambiti ma sempre dove il rapporto umano avesse un certo peso. Mi piace conoscere la gente, parlottare coi passanti e farmi conoscere in un nuovo quartiere.
Perché alla fin fine, qualsiasi cosa tu vendi, stai vendendo anche un po’ te stesso.”.

di Antonio D’Andrea

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