Come si fa un White Russian



La ricetta del White Russian, cocktail assurto alla vera gloria grazie al film dei Fratelli Coen Il grande Lebowski come preferito dal Drugo. 

dude white russianAbbiamo parlato di sfuggita del White Russian nell’articolo su Jeff Bridges, in cui discutevamo la sua perfetta ed immortale identificazione col Drugo nel film dei Fratelli Coen del 1998 Il grande Lebowski. E, sì, é un piacere vedere quello sfaccendato del Dude sempre con le labbra piene di panna che sorseggia con evidente soddisfazione il cocktail. Tanto da farvi venire voglia. Ma se non sapete cos’è, o come si prepara, come fate  a togliervi la voglia? Beh, ma che domande: ci siamo qua noi, o come diceva Renato Dall’Ara, indimenticato reggiano (come non capirlo dalle gaffes?) presidente del Bologna calcio, sine qua non, siamo qua noi. Eccovi quindi la ricetta, con tanto di spiegazione e variazioni possibili. 

black russianAnzitutto: il White Russian é la variazione meno dirompente e più nutriente del suo gemello alcolico, il Black Russian. E allora, partiamo da questo; sono due ricette facilissime.

Black Russian

5 cl di Vodka secca, 2 cl di liquore al caffé.

Oppure, 5 parti di Vodka e 2 di liquore al caffé, l’importante é rispettare le proporzioni; ma se volete fare tutto a modino, prendete un bel bicchiere di quelli che i barman chiamano Old Fashioned e ci mettete 3 cubetti di ghiaccio, poi ci versate i due alcolici e mescolate con un cucchiaino da cocktail per 5, 8 secondi.

Fatto, potete bere. Non era difficile, no?

white russianIl White Russian é esattamente uguale, ma ci vanno aggiunti anche 2 cl (o due parti) di panna di latte.

White Russian

5 cl di Vodka secca, 2 cl di liquore al caffé, 2 cl panna di latte.

Seguite le stesse istruzioni del Black Russian, ma ricordatevi: la panna va aggiunta alla fine, e non va mescolata, deve restare in superficie e farvi i baffi.

Ovviamente: tutti gli ingredienti devono essere freddi.

Tutti e due viaggiano attorno ai 27°, quindi non sono proprio succhi di frutta da dare al bambino; logico che il secondo, grazie ai grassi della panna, risulta più dolce e meglio calibrato, ovvero vi fa prendere la ciucca con più dolcezza. Ma ha anche 360 Kcal contro le circa 290 del suo fratello del Lato Oscuro, quindi non aspettatevi di dimagrire miracolosamente se pasteggiate a cocktail, e certamente non col White Russian.

vodkaLa Vodka, metteteci quella che vi pare, purché sia secca; alcuni dicono che ci vuole la Vodka russa, per forza Moskovskaya o Stolichnaya; personalmente non vedo come una stessa molecola di alcool possa essere così diversa da Paese a Paese, e non certo infilata in un bicchiere assieme ad altre eventuali, ma il consiglio più ovvio é : provate la Vodka che preferite e usatela, poi cambiatela se vi piace di più il risultato ottenuto con un’altra.

kahluaIl liquore al caffé: al momento, complice anche il film di cui sopra, é il messicano Kahlua quello ad andare per la maggiore. Alcuni usano con altrettanto successo il nostrano Caffé Borghetti o altri, magari casalinghi, liquori al caffé; di nuovo, ciascuno si senta libero di provare. caffé borghettiSolo, tenete presente che nel Kahlua c’è il Rum come base alcolica e che il Drugo beve quello, quindi i suoi fans dovranno schierarsi. Comunque, sempre come diceva Dall’Ara, fiat lux, faccia lui.

Il ghiaccio, invece, é ghiaccio, e la panna di latte, panna di latte.

 Ed ora, veniamo alle storie.

Perle Reid Mesta

Perle Reid Mesta, sulla destra mentre taglia qualcosa nel piatto.

Pare che entrambi i cocktail siano stati inventati nel 1949 dal Barman Gustave Tops dell’Hotel Metropole di Bruxelles per una sorta di omaggio piuttosto lecchino all’ambasciatrice americana in Lussemburgo dal ’49 al ’53 Perle Reid Mesta. I Russi erano cattivi e brutti, neri, black, ma l’Ambasciatrice USA se li sarebbe bevuti in un bicchiere. Ma c’è un’altra versione secondo la quale il Black Russian deve i suoi natali alle penna del fortunato romanziere, ex sfortunata spia britannica, John Le Carré, che nel suo libro La spia che venne dal freddo del 1963 lo fa all’improvviso spuntare tra le righe; la storia del Metropole sarebbe una invenzione successiva, frutto dell’astuzia del marketing belga.

John Le Carré

John Le Carré

Ora; il marketing belga non é universalmente noto per la sua scaltrezza, e l’idea che qualcun altro abbia fatto loro un regalo è ben poco credibile. E’ più facile invece che Perle Mesta – straricca ereditiera, vedova di un petroliere e fondatore di hotel – che era universalmente conosciuta come una festaiola sbronzona di primissima classe, abbia preso Gustave Tops da una parte e gli abbia sussurrato, senti caro, voglio una cosa che mi sbronzi e mi svegli in ugual maniera, perché devo folleggiare tutta notte. Mettici due dita di questo e due di quest’altro, vuoi? E diversi anni più tardi, tra ricevimenti e notti di veglia, l’altro bevitore Le Carré (più serio e compassato, ma reduce da una vita di difficoltà che ha certamente avuto spesso bisogno del sostegno di qualche buon bicchiere) lo abbia conosciuto e poi reso famoso su piazza letteraria mondiale. Così, ci sembra che l’ipotesi fili piuttosto liscia. Non trovate anche voi?

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